2005

In 3.500 per applaudire il teatro in patois
Domenica scorsa, come già avvenuto per i precedenti spettacoli, quando i protagonisti dello Charaban sono sfilati per la passerella finale, il pubblico ha lungamente applaudito ed è sfollato contento. Quindi nessuno dei 3.500 spettatori ha rimpianto i 10 Euro spesi per il biglietto, un prezzo peraltro bloccato da alcuni anni e che ha permesso di gustare uno spettacolo che ha mixato il sapore della tradizione con, ad esempio,  "La rèina de Djémeun", dove una mucca è vezzeggiata dal suo padrone, e  scenette più moderne come "Le grou magazeun", in cui i mezzi antitaccheggio della direttrice di un supermercato non reggono il passo degli odierni sistemi di video-sorveglianza: infatti il ladro dai modi cortesi prima inganna un paio di clienti e poi riesce a farla franca incolpando proprio l'ingenua e innocente direttrice. Tanto queste pièces quanto le altre due, "Can l'é pa l'aoura" e "Tanque a pâque 50 pe sén de rabé", hanno scatenato l'ilarità del pubblico.
Nella prima gli spettatori hanno riso soprattutto quando il prete in latino maccheronico ammonisce severo "non possibilia matrimonium inter masculos" e quando al capezzale di un parrocchiano che si finge morente lo asperge con spruzzate stizzose, dandogli della "carogna"; e nella seconda, quando due futuri sposi, che in un negozio di moda provavano il vestito per le nozze, caduto un riparo mobile restano lui in mutande e lei in sottoveste, la stessa cosa che poi accade pure ai proprietari della boutique. Il finale è a sorpresa, un vero coup de théâtre, dove i destini si incrociano, con i due clienti che sposano i padroni del negozio.

Lo spettacolo è fatto anche di tanta musica, con le "Joueur du Charaban" e con il gruppo "Folk d'Antan" che quest'anno ha fatto una chiassosa irruzione nel parterre suonando fra il pubblico, prima di salire sul palcoscenico dove fra le altre canzoni ne ha proposta una dedicata a Noutra Dama de la Guérison, con parole di Mile Danna e sull'aria musicale di "O mia bella Madunina".
Fragorosi applausi hanno sottolineato le esternazioni di Sergio Jovial, che negli intervalli ha ironizzato su alcune novità come la raccolta differenziata dei rifiuti: "Ma quanti sacchetti ci vorranno? Quello per la Coca Cola, quelli per la birra e l'aranciata... Rimpiangeremo il tempo in cui bastava vuotare l'immondizia nel cassonetto sotto casa". Il direttore artistico dello Charaban, che si è tolto i panni dell'attore per vestire solo più quelli dell'opinionista, traccia un bilancio positivo dell'edizione 2005:" Ci sembra che tutto sia andato bene, fuorchè la solita storia dei biglietti, la richiesta è sempre sostenuta, e a questo punto o si trova un teatro più grande oppure la prossima edizione dello Charaban durerà quindici giorni". La sua è solo una battuta che dice ridendo,  ma c'è qualcosa che gli preme aggiungere e riguarda il "reclutamento" di nuovi scrittori di pièces e di nuovi attori. "Chiunque abbia idee da proporci è ben accetto - è l'invito di Jovial - e vorremmo incoraggiare soprattutto i giovani, che numerosi vengono agli spettacoli, di cimentarsi anche nelle vesti di attori; infatti quel che conta è sapere stare in compagnia, è fare gruppo, perchè a recitare si impara un pò alla volta". Così ha fatto Sergio Jovial, destinato anche dal suo cognome a dispensare buonumore e cresciuto alla scuola di bravi maestri come Tiuccio Bus, Cornelio Vietti e Mile Danna.