Da "Il Corsivo", 2004

Charaban, l'arte teatrale che parla valdostano
Se si organizzasse un'inchiesta domandando alla gente perchè va a teatro ci si troverebbe probabilmente di fronte a risposte "politicamente corrette" tutte incentrate sul valore della cultura e dell'introspezione personale. Vale a dire: a teatro ci si va per alti scopi cultural-educativi e non per divertirsi... Ma, in Valle d'Aosta, almeno per una settimana c'è la possibilità di accomodarsi in platea e divertirsi davvero. E il merito di questo va alla compagnia dello Charaban che anno dopo anno porta in scena un teatro popolare in lingua franco-provenzale di grande qualità. La rassegna, iniziata lunedì 22 al teatro Giacosa e conclusasi ieri con l'ultimo spettacolo pomeridiano, ha riscosso, come d'abitudine, un grande successo di pubblico. Tre le pièces presentate sotto la direzione di Sergio Jovial insieme a Carlo Jordaney e "La leuna" di Eugenio Di Francesco nella traduzione in patois di Rino Follien, "Lo dzovenno que l'at prëssa" di Carlo Jordaney e "La fantouma d'Alidor" di Raymond Vautherin. Sul palco sono stati messi in scena vizi e furbizie dell'umanità in versione valdostana: dalla pigrizia alla fretta cattiva consigliera fino all'ironica rappresentazione sulla "moderna" gestione degli affari e la lealtà verso i soci! Il tutto condito dalle salaci riflessioni del direttore Jovial sulle manie contemporanee dall'acquisto a rate alla fissa per i ritrovati tecnologici, e dagli intervalli musicali come sempre molto apprezzati di e i suoi amici. Molti sono i pregi dello Charaban, e non ultimo quello di avvicinare anche i non valdostani al patois, dialetto che riscuote, soprattutto negli ultimi anni, l'interesse di molti vista la grande partecipazione ai corsi che lo insegnano. un apprezzamento particolare va fatto, oltre ai bravissimi attori, alla splendida scenografia e all'accompagnamento musicale dell'orchestra "Les joueurs du Charaban" diretta da Pino Malesan. Insomma, dopo la fatica per l'acquisto del biglietto, si può star certi di non correre il rischio di annoiarsi. "Il divertimento è assicurato per almeno tre ore", garantisce, al termine della lunga serata di sabato, un fedele abbonato che dello Charaban non perde uno spettacolo da anni.