Da "La Vallée Notizie", 1989

Come nasce una pièce dello Charaban? "Dalla vita quotidiana dice un autore"

"Dopo cinque serate di repliche dal 21 al 25 Novembre il sipario dello Charaban è calato. Tutta la compagnia è salita sul carro ed è ritornata a casa arricchita di un'esperienza in più, certa, anche quest'anno, di avere contribuito al mantenimento di una tradizione.
Il teatro è fatto di pièce, ma come nasce una pièce? Lo abbiamo chiesto a Tullio Cavallero, anche quest'anno autore di uno dei testi rappresentati. Tullio,  che è anche collaboratore della Vallée Notizie, un tantino infastidito di questa sua passione troppo pubblicizzata ci ha detto: "La vita di tutti i giorni è una commedia - dice- ed è sufficiente cogliere e registrare momenti e situazioni particolari, metterli in un cassetto ed adoperarli quando scatta l'idea, direi che gli ingredienti siano questi; tracciata, poi, una trama, la fantasia viene adoperata per sfumare, caricare, ridicolizzare gli aspetti e le situazioni da rappresentare"

Com'è nata l'idea di scrivere per il teatro?
"Così per caso - risponde Cavallero - con l'intenzione di costituire una piccola compagnia teatrale a La Salle, con mia moglie scrivemmo "La Tsaleur de la fameuille" e altre due pièce; dopo qualche mese di prove; tuttavia, la compagnia si sciolse e fu così, che tramite un'amica sottoponemmo il testo alla compagnia teatrale Lo Charaban".
"Qualche tempo più tardi - ricorda Cavallero - con stupore e gioia accogliemmo la notizia che la pièce veniva rappresentata in occasione del trentennale della costituzione dello Charaban, costituitosi nel 1958 per opera dell'indimenticabile stimato René Willien":

Cosa prova nel vedere rappresentato un suo scritto?
"E' l'entusiasmo - dice Cavallero - l'emozione più forte che si prova in quanto essere sullo "Charaban", parlare con gli attori, vivere da vicino le loro tensioni e scoprire degli amici non può che essere appagante":

Due parole sullo "Charaban"?
"Eh!, dici poco! - esclama Tullio Cavallero - Sullo Charaban ci sarebbero infinite cose da racconatre ma credo che il punto essenziale sia il patois, l'esprimersi in questo dialetto che possiede una sua forma, un suo suono e una viva comunicatività vuol dire continuare a mantenere intatta  un'identità specifica della Valle d'Aosta. Lo Charaban - tiene a sottolineare Cavallero - è fatto di uomini e questo aspetto umano va sottolibeato in quanto il teatro riesce ad amalgamare tante amicizie; speriamo che la vita un giorno diventi un teatro"

Una serata dietro le quinte, cosa succede?
"La prima serata - è ancora Cavallero a parlare - forse è quella più sofferta, le successive viaggiano su delle emozioni più contenute ma sempre forti che si essauriscono solo quando la sala si è vuotata; per il resto: battute, frenetico lavoro di camerino, gran da fare del regista e del suggeritore, tanta voglia di scherzare per sdrammatizzare la situazone"