da "Sigma", 1968

"Lo Charaban" era un carro che una volta si usava per trasportare persone a feste di paese e che serviva da palco per attori dilettanti che improvvisavano le loro recite.
Oggi "lo Charaban" è diventato qualcosa di molto importante, trasformandosi in una specie di teatro stabile popolare in patois.
Mai, forse, iniziativa ha avuto dei successi più clamorosi. Nato nel 1958, a dieci anni di distanza, le sue rappresentazioni sono diventate un avvenimento preparato ed atteso per molto tempo e conoscono un successo strepitoso e crescente di anno in anno.

Gli attori sono dei dilettanti al 100 per cento. Per loro il calcare le scene rappresenta unicamente una soddisfazione ed anche un divertimento. Ognuno di loro - registi, scenografi, attori, autori - ha un lavoro e spende le ore di riposo per le prove dando un esempio notevole di impegno e di buona volontà per un fine esclusivamentee ideale.

Quest'anno, nel decimo anniversario di fondazione, "lo Charaban", forte del successo clamoroso dell'anno scorso, prepara un'edizione straordinaria della rappresentazione annuale, che si svolgerà al teatro "Giacosa" di Aosta nell'arco di tre giorni (salvo "richieste" da parte del pubblico), dal 10 al 12 giugno.

Questa nostra manifestazione in patois ci è invidiata un po' dappertutto perché dimostra un fatto molto significativo: le tradizioni popolari, che si estrinsecano nel modo più vero nella lingua parlata, rimangono vive e continuano a destare interesse.
E, si badi bene, interesse non solo sociale e linguistico, ma anche turistico dato che il patois vive oggi fiorente solo in Valle d'Aosta mentre si è fatto assai raro nelle regioni vicine. E' perciò un motivo di richiamo questa forma nuova di difesa linguistica.

Ed ora è doveroso spendere due parole (ma quante ne meriterebbero!) per coloro che tengono vivo "lo Charaban" o che lavorano per esso.
René Willien, dinamico animatore di tante manifestazioni di successo di patois e per il patois, è colui che l'ha voluto più di ogni altro e che gli ha dato il nome. Ha scritto per esso diciassette anni unici; ha creato i personaggi del "Medeceun Catàro", di "Pantion", l'infermiere del "Djablo", di "Dzaque et Madeleun", de "Lenquerà", del "Martchan Mat", del "Vioù Alpeun", del "Notéro Grattapapë", de "La Ricocò" e tanti altri che assieme a quelli creati da Pierre Vietti illustreranno il prossimo volume che gli stessi stanno realizzando a ricordo dei dieci anni del "Théâtre populaire en patois". Sarà, questa, la prima opera dedicata al nostro Teatro in patois, e verrà distribuita in tutti i villaggi della nostra Valle perché insegnanti e parroci possano servirsene per allestire i loro "teatrini" scolastici e parrocchiali.

Pierre Vietti, che tutti conoscono meglio per "Batezar", è colui che ha permesso a Willien di realizzare "lo Charaban". Infatti, dall'incontro dei due, nell'autunno del 1957, è stato possibile pensare concretamente ad un nostro Teatro dialettale. Oltre ad essere attori, Pierre Vietti ha scritto sette atti unici e quei famosi monologhi che tutti i valdostani hanno imparato a conoscere, sia in teatro che alla "Voix de la Vallée". Ha creato anch'egli personaggi che sono entrati ormai nel nostro Teatro in patois: "Lo Senteucco", "Lo Secrétero", "Salomon di Mantcheun", "l'Esper", "La Vevva" e altri ancora.
Altro suo compito è quello di curare la regia delle rappresentazioni dello "Charaban".
Cornelius Vietti ha incominciato col fare il presentatore, poi si è messo a recitare riscuotendo un chiaro successo. Fa parte, con Willien e il cugino Pierre, del "triunvirato" che tiene in piedi, da dieci anni, "lo Charaban". Ha dato vita a personaggi, come "Salomon di Mantcheun", "Lo Vioù Alpeun", "Pierrot, Métre de lutta" e "l'Enquerà", che il pubblico valdostano non dimentica certo. E' l'autore di tanti trucchi diabolici che fanno esplodere alcune scene più movimentate del repertorio "charabaniano".
Attilio Bus fa parte anch'egli della vecchia guardia. Non più giovane, riesce a dare anima e corpo al "suo" Teatro. E' attore completo, spontaneo, umano. E' per eccellenza "Lo Medeceun Catàro" che impersona da quando è nato: dieci anno orsono. La sua arte si è perfezionata di anno in anno e ci dicono che quest'anno abbia raggiunto un livello dei più alti.
Pierrette Bovio è la prima donna de "lo Charaban", l'attrice ineguagliabile che tutti conoscono. E' impetuosa, calda o addirittura travolgente. A volte riesce ad animare la scena meno vivace con l'intelligenza e la bravura della sua interpretazione. Difficile sarà rimpiazzarla il giorno che non dovesse più calcare la ribalta del Teatro regionale in patois cui ha dedicato dieci anni di attività.
Emile Danna è il "bel giovane" della troupe. Ha iniziato con le "Mascre de la Comba Freida" di cui era alla guida, ha continuato cimentandosi in parti non troppi impegnative; ha poi sfondato brillantemente nella parte di J. A. Carrel nell'atto unico dedicato all'Abbé Gorret e in quella del "Medeceun Epaminonda" ne "Lo retor de Catàro". Ha impersonato il "Re Barleth" nel Carnevale Aostano e quindi "Lo Notéro Grattapapë", infine i personaggi di Dzaque in "Dzaque et Madeleun" e di Pantion in "Catàro et la tirapìa moderna". Come Bus, ha saputo in questi ultimi anni raggiungere un livello di bravura che gli ha permesso di inserirsi nel quintetto di punta degli attori de "lo Charaban".

Tra i rincalzi abbiamo Humbert Bovio, fratello di Pierrette, Ferdinand Lillaz (alias "Lo Gendarme"), Walter Desaymonet, Mira Vietti (alias "Batistine", moglie di Batezar in teatro e nella vita privata) e Josette Corino; tra le reclute, Nello Ollier, di Pré-Saint-Didier, che da due anni a questa parte scende tutte le settimane ad Aosta per le prove, e di tre "polentson", Eugénie Impérial, Georges Celesia e Mathurin Tremblant che, per la prima volta quest'anno, affronteranno le luci della ribalta.

Tutti questi attori dilettanti si sottopongono a sacrifici non indifferenti per essere presenti alle ripetizioni settimanali ad Aosta. Abbiamo già detto che Nello Ollier scende da Pré-Saint-Didier; Bus scende da Signayes, Danna da Variney, Désaymonet da Jovençan, gli ultimi tre citati prima, da Pollein. Nessuno rimborsa loro il prezzo della benzina che consumano con l'auto o l'"Ape". Lo fanno unicamente per passione e per dimostrare che ci sono ancora dei Valdostani che si sacrificano per un ideale, per la difesa delle tradizioni e della "langue du coeur".

Quest'anno verranno recitati i seguenti atti unici: "L'esprì folet", "Lo retor de Catàro",  "Pieun lo stchapeun" e "Batezar su la leuna" di René Willien; "Lo Dzambon de Tanteun" e "Lo Conseil comunal" di Pierre Vietti.

Si è pensato, in occasione del "Decennale", di ripetere alcuni successi passati e di portare ugualmente sulla scena due atti unici inediti. In futuro, gli spettacoli saranno composti ogni volta di brani teatrali inediti e di alcune "riprese" di maggior successo. E così coloro che per qualche motivo non hanno potuto gustare uno dei tanti atti unici rappresentati nei passati spettacoli, lo potranno fare ad iniziare da quest'anno.
In occasione del "Decennale", verrà inoltre pubblicato in autunno il già citato volume con tutti gli atti unici rappresentati sin qui dal nostro Teatro. Inoltre, verrà lanciato prossimamente un concorso per un atto unico inedito, per una poesia ed un premio di pittura ispirati allo "Charaban" ed ai suoi personaggi.

E' stato fatto coniare un porta-chiavi a ricordo di questi primi dieci anni di "Charaban". Lo stesso (mille esemplari soltanto) verrà messo in vendita a prezzo di costo presso l'Azienda di soggiorno di Aosta (piazza E. Chanoux, 3) e presso il botteghino del Cinema-Teatro Giacosa nei giorni in cui verranno venduti i biglietti d'entrata per gli spettacoli (a partire da mercoledì 4 giugno).

Dunque, al 10 giugno!