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da "Gazzetta
del Popolo", 1962
Una volta
ancora "Lo Charaban" ha entusiasmato il pubblico valdostano. Non
sappiamo quanti siano stati gli spettatori che si sono accalcati,
specie nei due spettacoli serali, nella capace sala del nostro maggiore
cinema, ma, a giudicare dalle centinaia di auto e dai pullman che
avevano invaso tutto lo spazio parcheggiabile della parte Sud-Ovest
della città, c'è da credere che essi non siano state meno di tremila. E
centinaia di persone hanno dovuto, per mancanza di posti, ritornare ai
loro villaggi senza aver potuto assistere allo spettacolo.
Abbiamo chiesto ai dirigenti
dello "Charaban" perchè le loro rappresentazioni hanno luogo solo due
giorni l'anno, quando è ormai assodato che, per soddisfare il desiderio
di quanti amano questo genere di spettacolo, se ne dovrebbero eseguire
almeno tre o quattro. Ci hanno risposto che una volta ancora hanno
sottovalutato sè stessi ed il loro spettacolo; anzi, questa volta hanno
avuto il torto di non essere stati tempisti, perchè pur avendo messo in
scena tre rappresentazioni, una, quella del pomeriggio, non ha ottenuto
lo sperato successo di pubblico.
La gente di campagna non può
infatti permettersi il lusso, in questa stagione, di abbandonare i
lavori agresti per scendere in città a vedere lo "Charaban". Sappiamo
però che i suoi attori che si dedicano con disinteressata passione al
loro teatro, pur di accontentare il loro pubblico, si sottoporranno
volentieri ad una più lunga e faticosa "corvée".
E veniamo allo spettacolo.
Diciamo che sia i lavori rappresentati (quasi tutti di Renato Willien,
direttore di questo complesso artistico), sia la regia (di Piero Vietti,
alias Batezar), sia la recitazione, sia l'ambientazione (di Sergio
Canavese) hanno fatto un passo avanti verso quell'"optimum" cui tendono
i componenti del complesso.
Il teatro di Renato Willien, che
s'ispira alla nostra più dura tradizione, ha creato ormai alcuni tipi
caratteristici che rimarranno per sempre nella nostra letteratura
teatrale. E questo teatro, dopo essere venuto alla ribalta, quasi
improvvisamente, cresce e si perfeziona di anno in anno, promettendoci
sempre nuovi motivi pervasi di "humour" paesano. Con il Willien, altri
si mettono in luce ogni anno: tra questi sono da citare Piero Vietti,
Raymond Vautherin, Corrado Gex, Ezio Verthuy, Damien Daudry.
Veniamo ora agli attori. Piero Vietti ha interpretato la figura
leggendaria dell'Abbé Gorret, con un verismo e una umanità difficilmente
superabili. Ha cercato di staccarsi dal suo personaggio abituale (Batezar)
e vi è riuscito egregiamente. E quando ha rivestito i suoi panni
abituali, ha dato sfogo alla sua incontenibile "verve" interpretativa
regalandoci un "Batezar" quale mai ci era stato dato di vedere e di
udire. Il ritorno di Cornelius de Veulla (Cornelio Vietti) da stato
salutato da prolungati applausi che lo hanno accolto al suo presentarsi
alla ribalta nel suo ruolo di presentatore. Ineguagliabile in questo suo
genere, egli ha saputo spogliarsi di volta in volta della sua
maschera abituale per dare vita ad altri personaggi totalmente diversi e
quasi opposti tra loro, quali il "Philosophe" e il "Vioù Alpeun".
Tiuccio Bus, un'altra "ruota" de
lo Charaban, ha "girato come sempre in modo impeccabile". Al pari di
Cornelius, egli è riuscito ugualmente bene in tutti i ruoli affidatigli,
ma si è dimostrato insuperabile nel ruolo del "Medeceun Catàro".
La "rivelazione" dello scorso anno, Emile Danna, ha saputo mantenere le
posizioni acquisite; ma prossimamente sarà chiamato a prestare servizio
militare e non potrà recitare per qualche tempo nello "Charaban". Questa
volta lo abbiamo apprezzato soprattutto nei ruoli di Epaminonda e della
guida Carrel. Bene come sempre Mio Vallet, Franco Rosset, Celestino
Trento, Raymond Vautherin e tutti gli altri della Comba Freide,
diventati ormai attori dopo essere stati semplici "mascre" del gruppo
folcloristico dello stesso "Charaban".
Le quattro "demouiselle" Caterine
e Pierrette Bovio, Joséphine Vittaz e Marisa Diémoz, oltre a Emile Gabal
di Aymavilles, hanno portato sulla scena con bravura, grazia e
leggiadria, vari personaggi caratteristici della nostra vita: la
"vieille feuille che attende sempre un marito; le tre comari che si
burlano sempre di lei invidiandole la solita "couëffe de Sente
Caterine"; le ragazze della veillà valdostane, anch'esse in attesa di un
marito, e che non perdono ogni buona occasione per non lasciasi sfuggire
il fidanzato; la donna di casa che, avendo un marito alquanto distratto,
lo manda ugualmente a fare le comissioni; infine la vecchietta del paese
che ha solo fiducia nel "suo" Catàro quando non si sente perfettamente
in salute.
A chi delle attrici de "Lo Charaban" la qualifica di "prima donna"?. E
perchè voler mettere della zizzania nel sereno "ménage" delle sorelle
Bovio? E poi, cosa ne direbbe la pur brava Josephine Vittaz?
Due sorprese nel corso dello
spettacolo: la presentazione del gruppo dei "Frustapot de veulla"
guidati da Alberto Diemoz che sa suonare, cantare, recitare versi con
eccezionale bravura, e il felice debutto del cantante Guy Bochet di
Saint Pierre (in arte Guy d'Angelis), figlio di emigrati valdostani, e
che attualmente si esibisce alla Taverna del Casinò di Saint Vincent.
Ed ora, a quando lo Charaban n. 5? E a quando due spettacoli annuali tre
giorni cadauno?
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